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Trattamenti

L’ATTENZIONE CONCENTRATA SULLA PERSONA

Ognuno è unico, con le sue malattie precedenti, predisposizioni genetiche, condizioni di vita

OMOTOSSICOLOGIA

L’ A.I.O.T. (Associazione Medica Italiana di Omotossicologia ), fondata a Milano nel 1983, è oggi, grazie all’elevato numero di medici iscritti, tra le associazioni mediche più importanti a livello nazionale e di gran lunga la maggiore nel campo delle Medicine non convenzionali; collabora con la Società Internazionale di Omotossicologia, diffusa in tutto il mondo, con diverse associazioni italiane ed europee, con diverse Università italiane ed estere e con diversi Ordini dei Medici.
L’Omotossicologia è nel sito dell’ A.I.O.T, così descritta:
”L’etimologia del termine omotossicologia, o omeopatia antiomotossica, significa: studio degli effetti delle tossine sull’Uomo e relativo trattamento omeopatico.
Il medico omotossicologo, rifiutando ogni integralismo terapeutico, utilizza tanto le acquisizioni della medicina omeopatica quanto quelle della medicina convenzionale e reinterpreta dati secondo un paradigma coerente che spiega, grazie alla propria specifica chiave di lettura, il manifestarsi dei fenomeni della salute e della malattia in modo completo.
Per l’omotossicologia lo stato di salute è interpretato come omeostasi dinamica, la malattia è valutata come espressione della lotta fisiologica dell’organismo che tende ad eliminare quelle “omo-tossine” (o stressors) endogene ed esogene che hanno superato la soglia di allarme.
La terapia tende, di conseguenza, a stimolare i meccanismi di autoguarigione propri dell’organismo, incrementando la risposta immunitaria specifica di ciascun soggetto. A tale scopo vengono utilizzati farmaci omeopatici unitari a bassa, media e alta diluizione o complessi derivati sia dell’omeopatia classica che da acquisizioni farmacologiche più recenti (quali i substrati d’organo di suino, i catalizzatori intermedi, i chinoni ed i vari principi immunostimolanti).
I vantaggi terapeutici rispetto all’omeopatia classica sono: possibilità di intervento anche nelle malattie degenerative e risultati molto veloci nelle patologie acute….
L’’Omotossicologia è una originale impostazione metodologica, clinica e terapeutica, che rappresenta il passaggio dell’Omeopatia dalla filosofia empirica alla rigorosità scientifica. Per questo è stata definita anche come “l’Omeopatia del 2000″.
L’Omotossicologia vede i suoi primi lavori scientifici negli anni ’60 e deve la sua denominazione al medico omeopata tedesco H.H. Reckeweg. Essa dedica particolare attenzione allo studio dei meccanismi immunitari ed enzimatici attraverso la cui modulazione, ottenuta con l’utilizzo di innovativi principi biologici, si possono stimolare le più appropriate attività disintossicanti fisiologiche e giungere così al ripristino dello stato di salute.”

Per approfondire l’argomento: www.guna.it

FITOTERAPIA

E’ innanzitutto necessario sfatare una credenza, largamente diffusa, in base alla quale la fitoterapia sarebbe una forma di cura tanto innocua quanto poco efficace, e quindi da riservare a piccoli problemini. Bisogna invece chiarire che si tratta di una terapia che non solo può in certi casi dare risultati analoghi a quelli dei preparati chimici ma che, se male impiegata, può anche provocare danni alla salute. E’ quindi da sconsigliare il “fai da te” in questo campo, anche se vi sono alcuni preparati a base di piante del tutto innocui e da sempre usati nell’alimentazione.
Come osserva la Società italiana di Fitoterapia (www.sifit.org) i farmaci vegetali possiedono delle caratteristiche terapeutiche proprie che derivano sia dalla contemporanea presenza di composti con attività biologiche individuali distinte, sia da interazioni che possono avvenire fra questi composti; il risultato è che il fitocomplesso esercita un’azione farmacologica che è diversa da quella di ciascuno dei singoli composti che lo costituiscono. Così ad esempio la vitamina C, contenuta in un’arancia, accompagnata da bioflavonoidi e da altre sostanze forse nemmeno ancora conosciute, ha un’azione migliore di quella dell’acido ascorbico (vitamina C sintetica) preso da solo.
Le preparazioni a base di piante hanno preceduto, nella storia della medicina, i farmaci monomolecolari moderni, ma, al pari di questi, agiscono con meccanismi di interferenza nei processi biochimici dell’organismo prevenendo o riparando le anomalie che portano alle malattie. I meccanismi dell’azione farmacologica e la potenza di tale azione vengono studiati e dimostrati nelle sostanze attive vegetali ricorrendo ai metodi sperimentali adottati anche nel caso dei farmaci monomolecolari. Di conseguenza, la fitoterapia è una branca della medicina basata sulla scienza e non una medicina alternativa basata su concetti filosofici estranei alla scienza.
La tipologia dei farmaci che al giorno d’oggi sono a disposizione della medicina è molto variegata, con estremi costituiti da farmaci il cui impiego in determinate malattie è indispensabile per salvare la vita e da farmaci che servono per eliminare alcuni sintomi più fastidiosi che pericolosi.
Esistono quindi farmaci vegetali che possono essere impiegati per la cura di malattie importanti ed esistono farmaci vegetali che sono solo sintomatici o palliativi.
I farmaci vegetali possono rivelarsi particolarmente utili per il trattamento di disturbi cronici che sarebbe inopportuno aggredire con terapie più pesanti.
Per esempio, il fagiolo comune (Faseolus vulgaris) produce 17-b-estradiolo, l’ormone ad attività estrogenica delle femmine dei mammiferi, mentre varie specie di pino producono testosterone, l’ormone sessuale maschile.
Esiste la possibilità che metaboliti secondari prodotti dalle piante con lo scopo di difendersi dagli attacchi di microorganismi patogeni, batteri, funghi e virus, esercitino, se ingeriti dagli animali, anche in questi un’azione protettiva contro tali agenti.
In effetti, molte classi dei farmaci che attualmente utilizziamo sono ricavati da piante. Per esempio, l’acido acetilsalicilico (Aspirina) deriva dal salice, la digossina (Lanoxina) è il principio attivo della digitale e la meflochina (Lariama) deriva dalla chinina dell’albero della febbre (Cinchona officinalis); oltre alle classi degli antiinfiammatori non steroidei, dei glicosidi cardioattivi e degli antimalarici chinolinici cui si riferiscono questi esempi, altre classi di farmaci, come per esempio quelle degli antiaritmici, dei bloccanti neuromuscolari, degli analgesici-narcotici, degli anestetici locali e, soprattutto, degli antitumorali derivano da principi attivi vegetali.

Resta resta da aggiungere che ho finora raccolto particolare esperienza nel trattamento fitoterapico, preventivo e di supporto, anche con piante usate dalla medicina indiana dell’ayurveda, del:
diabete di tipo II , contro il quale possono essere utili, tra gli altri rimedi, la cannella, la pianta indiana momordica charantia, ed un cactus messicano;
tumori (e qui ripeto con particolare enfasi l’inciso sopra riportato: “trattamento preventivo e di supporto”) in cui, oltre alle terapie alternative riportate nelle mie altre pagine, anche alcune piante ancora poco conosciute (altre invece, come il vischio, sono da tempo impiegate nella medicina antroposofica con il preparato “Iscador”), possono dare un aiuto prezioso. Mi riferisco in particolare al preparato “Ukrain”, scoperto dal medico ucraino Nowicky, che ho recentemente visitato a Vienna, dove vive e lavora da molti anni, e ad alcune piante della foresta amazzonica raccolte ed elaborate con un procedimento particolare in un preparato ungherese studiato e sperimentato da molti anni.
Un ultimo accenno a due piante da sempre usate nell’alimentazione, utili per problemi di circolazione e di infiammazione cronica . Si tratta del pepe di cayenna, per dilatare i vasi e a far passare il sangue anche nei capillari più ristretti, per le infiammazioni.
Il problema, in caso di difficoltà di circolazione, è che le medicine, anche quelle a base di piante, non raggiungono –perché non vi sono portate dalla circolazione sanguigna che non le irrora bene- proprio le zone che ne avrebbero più bisogno; se le medicine vengono prese insieme ad un po’ di pepe di cayenna sciolto nell’acqua, queste sostanze riescono a raggiungere meglio queste zone in cui la circolazione è problematica.

TERAPIA CHELANTE. AVVELAMENTO DA METALLI

Tra le varie sostanze inquinanti purtroppo al giorno d’oggi diffuse in massa nell’ambiente, i metalli pesanti sono gli elementi più dannosi , poiché penetrano nell’ organismo attraverso cibi, acqua, aria , bloccando l’attività di numerosi complessi enzimatici, mentre l’eliminazione avviene solo in minima parte, per salivazione, traspirazione, allattamento, ecc. I metalli si concentrano, danneggiandoli, in particolare in alcuni organi ( come cervello, fegato, reni), nel tessuto adiposo e nelle ossa. Mentre da decenni la medicina conosce e tratta l’intossicazione acuta da metalli pesanti, finora ha dedicato poca attenzione all’accumulo cronico e quotidiano di questi metalli, pur citati vari studi in riviste “pregiate” che riportano questo danno (ad es; Lancet-Correlazione tra Alzheimer ed accumulo cronico di alluminio). Un problema è anche che l’accumulo cronico di metalli pesanti è molto difficile da valutare a livello clinico, essendo i sintomi vaghi e comuni a molte altre malattie (stanchezza, irritabilità, dolori gastrici e muscolari, cefalea, nausea, ipertensione, depressione, irritabilità, tremori ecc.)
Tra tutti i metalli uno dei più pericolosi è il piombo, presente nell’atmosfera, spesso nell’ acqua potabile trasportata in vecchie tubature, verdura coltivata in terreni contaminati, frutta e succhi in scatola, latte proveniente da animali allevati in pascoli contaminati, carni , dentifrici, batterie di auto, quotidiani, tabacco, tinture per i capelli. Nel corpo, il piombo interagisce con il glutatione e con il selenio bloccando i meccanismi chiave della nostra difesa antiossidante e provoca cefalea, depressione, insonnia, affaticabilità, irritabilità, ansia, debolezza, dolori muscolari, calo di peso, ipertensione, danni ai reni , infertilità nell’uomo e aborti nella donna, gotta saturnina, pigmentazione blu nerastra alla base delle gengive.
Un altro veleno onnipresente è il mercurio, che si trova in grande quantità nei pesci provenienti da mari inquinati, e purtroppo anche nella bocca di molte persone, in quegli amalgami dentari che fino a poco fa erano considerati non pericolosi mentre a quanto pare, diversamente da quanto era stato assicurato, pian piano il mercurio si separa dall’argento e viene assorbito dall’ organismo; in numerosi paesi le otturazioni con amalgama argento-mercurio sono già state proibite. E’ inoltre contenuto in varie sostanze quali : cereali trattati con funghicidi, cloruro di mercurio usato nei laboratori di istologia, talco, cosmetici, coloranti, diuretici, supposte antiemorroidi, detergenti per pavimenti, filtri dei condizionatori d’aria, conservanti per il legno, lassativi, adesivi, pomate antipsoriasi e tatuaggi.

E’ inoltre contenuto, come conservante, in alcune vaccinazioni contro l’influenza, epatite ed altre, e con le vaccinazioni dell’infanza può provocare danni ancora maggiori nell’organismo in crescita dei bambini (è sospettata una sua responsabilità nei casi di autismo); è consigliabile pertanto controllare, prima di sottoporsi ad una vaccinazione, che nel preparato non ci sia il tiomersolo o altri conservanti a base di mercurio. La sintomatologia dell’ avvelenamento da mercurio comprende: insonnia, nervosismo, perdita di memoria, ansia, depressione, perdita di peso e di appetito, tremori, allucinazioni, parestesie alle labbra ed ai piedi, disturbi della parola, vista e udito.
L’alluminio si accumula nell’uomo lentamente ma all’età di 60 anni la quantità di alluminio può raggiungere quantità notevoli, e provocare osteoporosi e rachitismo, reazioni cutanee, nefrite, epatopatie, coliti, Alzheimer e Parkinson. E’ contenuto nei: vasi per la cottura di alimenti, antiacidi, deodoranti, utensili, cavi e materiali da isolamento, materiale da imballaggio, lattine per bibite, acqua potabile, birra, cibi in scatola, spray nasali, dentifrici, ceramica, filtri per sigarette, tabacco, gas auto, pesticidi, addittivi, sale da tavola e condimenti, formaggi, medicamenti contenenti caolino, suture, nicotinato di alluminio.
Ogni sigaretta comporta l’assunzione di 1,4 mcg di cadmio, metallo che sottrae capacità antiossidante a tutto l’organismo. La sintomatologia comprende: affaticabilità, ipertensione, enfisema polmonare, epatopatie, anosmie, coliche renali, ipercalciuria, sindrome del lattaio (linee di pseudofrattura alla scapola, femore ed ileo), ipofosfatemia, artrite reumatoide, ridotta produzione di Vit D, cancro prostatico. Il cadmio è inoltre presente nell’ acqua potabile, farina di grano raffinata, ostriche, rene, fegato, riso, fumo di sigaretta, tabacco, fertilizzanti, protesi dentarie, ceramiche, coloranti, materiale elettrico, sostanze antiruggine, polivinile, funghicidi, pesticidi, raffinerie, prodotti di scarto delle gomme.
Come eliminare i metalli dall’organismo?
Esiste per fortuna una terapia che utilizza delle sostanze chimiche (soprattutto EDTA, acido etilendiaminotetraacetico) per “chelare”, e cioè “afferrare”, come con le chele di un granchio, i metalli velenosi e poi portarli fuori dall’organismo. Nonostante il nome , l’EDTA è una sostanza innocua e naturale, composta da 4 molecole di aceto, che non viene comunque assimilata ma viene completamente eliminata dai reni, portando con sé gli elementi tossici chelati. La terapia con EDTA è conosciuta da decenni ed è fornita dal Servizio Sanitario Nazionale agli operai vittime del saturnismo o di incidenti ed avvelenamenti. Se però si pensa che negli scheletri delle persone morte recentemente si trova in genere una quantità di piombo 500 volte (!) superiore a quella che si trova negli scheletri di persone morte 100 anni fa, e che nelle esalazioni dalla bocca delle persone che hanno quattro otturazioni dentarie con amalgama di mercurio vi è una percentuale di vapore di mercurio superiore al massimale consentito per gli operai dell’industria, se ne può dedurre che l’ inquinamento dell’ambiente in cui viviamo fa sì che tutti siano più o meno intossicati da eccessivi accumuli di metalli pesanti. Dal test che utilizzo nel mio studio si può comunque vedere se la quantità di metalli presente nell’organismo di una persona è persino superiore a quella ormai purtroppo “normale”.
La terapia chelante è largamente utilizzata negli Stati Uniti, Svizzera e Germania, soprattutto per prevenire ictus, bypass, infarti e malattie arteriosclerotiche, e molte altre malattie. Si effettua per infusione venosa lenta, da 1 a 3 volte alla settimana e con dosaggi variabili in rapporto alle caratteristiche della malattia e della normalità o meno della funzione del rene. Un ciclo comprende da venti a trenta fleboclisi somministrate a giorni alterni o meno frequentemente. Ciascuna fleboclisi ha una durata media di tre ore. Il primo ciclo di terapia può essere seguito successivamente da cicli meno intensivi. Se eseguita da un medico appositamente formato, la terapia chelante non comporta rischi. Le gravi complicazioni renali osservate decenni fa, quando la terapia non era ancora stata perfezionata, erano dovute ai dosaggi eccessivi dell’EDTA (5 -10 gr al giorno per 15 giorni). Questa tossicità renale non è causata dall’EDTA in sé ma dall’eliminazione dei metalli pesanti: un rene già gravemente danneggiato non è in grado di gestire questo sovraccarico. La terapia chelante è quindi controindicata nei casi di grave insufficienza renale, ed anche epatica. Inoltre può provocare, insieme all’eliminazione dei metalli tossici, anche una perdita di minerali in traccia utili e benefici, ed è quindi necessario assumere, durante la terapia chelante, determinati integratori alimentari.
Vi è da aggiungere che mentre quella sopradescritta è la terapia “classica”, che corrisponde del resto a quella che anch’io ho imparato presso l’Accademia tedesca di terapia chelante, e che rimane l’unica applicabile in casi di gravi intossicazioni , sono negli ultimi anni state utilizzate in America delle tecniche meno complesse e impegnative, che vanno dai preparati orali alle supposte ad un endovenosa rapida, applicata in base ad una tecnica appositamente studiata. Mentre l’effetto dell’EDTA in queste forme è più blando, si tratta pur sempre di una opzione da considerare per la terapia di mantenimento oppure per i casi in cui non è possibile effettuare la somministrazione endovenosa nelle forme consuete. Per saperne di più il sito migliore (in lingua inglese), è www.gordonresearch.com

ELETTRO-MAGNETO-LASERTERAPIA

L’importanza dell’elettricità e del magnetismo, ormai generalmente riconosciuta per ai fini diagnostici (basta pensare all’elettrocardiogramma ed encefalogramma, alla TAC ed RM) stenta ad affermarsi per la terapia, poiché la medicina ha ancora poco approfondito gli effetti e le armonie-disarmonie delle sottili forze elettroniche e magnetiche che sono appunto rilevate dagli strumenti diagnostici ed il modo per influenzarle positivamente. Ricordiamo la formula di Charles Laville: “la vita è un seguito di ristabilimenti d’equilibrio, nell’ordine elettrico”.
Anche se non ne è ancora del tutto chiaro il meccanismo d’azione, vi sono tuttavia alcuni trattamenti usati ormai da molti anni, di cui può essere considerata provata l’innocuità e, in molti casi, l’efficacia. Tra questi, ho approfondito soprattutto i seguenti:
1) La ionochinesi del dr. Jacques Janet
Si tratta di una terapia elettronica diffusa da 50 anni in Francia e quasi sconosciuta in Italia, Le terapie elettroniche-vibrazionali godono di grandi tradizioni in Francia (basta pensare alla terapia anticancro scoperta da Priore e purtroppo scomparsa con la sua morte, e ai lavori di Lakhovsky e Vincent). Questa tradizione è stata portata avanti dal dr. Jacques JANET, ricercatore e medico specialista in gastroenterologia, che negli ultimi 40 anni ha dedicato gran parte del suo lavoro al trattamento di molte anche gravi patologie, con l’elettroterapia da lui messa a punto, la ionochinesi, le cui applicazioni sono multiple. Il dr. Janet osserva che la ionochinesi è la sola forma non inquinante d’elettroterapia: consiste nell’applicazione di campi elettrici controllati, e questo la differenzia da altre terapie elettroniche (ionoforesi, galvanoterapia, ionizzazione, ecc.); il generatore si adegua infatti a tutte le variazioni dello stato elettrico dei tessuti vivi. Per saperne di più: (1)

2) L’ Induzione magnetica “PAPIMI” con l’apparecchio del Prof. Panos Pappas : su questo argomento, data l’importanza, ho scritto una pagina a parte
inoltre, per saperne di più su questo apparecchio di estremo interesse, al quale ricorro per i casi più difficili, è possibile andare ai seguenti siti: ( 1 ) (2 ) ( 3 )

3) Magnetoterapia
Si tratta di una terapia basata su principi diversi ed apparecchi meno potenti di quello sopradescritto del Prof.Panos Pappas, adatti quindi per patologie meno rilevanti.
Perchè la magnetoterapia?
Il magnetismo del globo terrestre, al quale la costituzione dell’uomo, nella sua storia di 4,5 milioni di anni si è abituato, e di cui ha bisogno per funzionare star bene, sta diminuendo sempre di più da alcuni decenni, per motivi non ancora del tutto chiariti. Il magnetismo naturale della terra è importante soprattutto per il suo ruolo di fornitore di energia che influisce sulle membrane cellulari, in cui è necessario il permanere di tensioni che richiedono processi che consumano energia.
Cos’è la magnetoterapia?
Già da diversi decenni si è osservato come i campi magnetici influenzino determinati processi biologici nel senso di un apporto d’ energia. Inizialmente questo apporto è stato utilizzato soprattutto per stimolare il rinsaldamento delle ossa dopo una frattura e per curare i disturbi di circolazione.
I primi studi più avanzati sull’uso del magnetismo sono stati effettuati nell’ex URSS, poiché si era visto che gli astronauti nelle capsule risentivano negativamente della mancanza del magnetismo terrestre.
Gli apparecchi:
Mentre in un primo tempo sono stati usati soprattutto dei magneti fissi (che anche ora si vendono in farmacia, attaccati a cerotti da porre sopra punti doloranti ma che possono essere controindicati se non viene usato nel modo appropriato il polo positivo e negativo dei magneti), si è poi passati ad usare, per scopi terapeutici, soprattutto degli apparecchi che producono dei campi magnetici pulsanti. Rispetto ad altri strumenti terapeutici, il magnetismo ha il vantaggio di poter penetrare in profondità nei tessuti e di raggiungere gli organi all’interno del corpo.
Dopo aver provato vari apparecchi, quello che attualmente uso nel mio studio è stato elaborato a seguito degli studi del Prof. Kafka, e ne sono stati controllati i risultati in varie sperimentazioni. Durante il trattamento il paziente è sottoposto, a seconda dei casi, a varie frequenze ed intensità di trattamento. I campi magnetici che questo apparecchio può generare sono notevolmente più intensi di quelli prodotti da alcuni apparecchi di uso domiciliare.
In quali malattie è utile la terapia magnetica?
Quando si leggono i prospetti redatti dai produttori di alcuni di questi apparecchi per uso domiciliare sembra quasi di trovarsi di fronte ad un rimedio capace di guarire qualunque tipo di malanno. Non è ovviamente così: le malattie per le quali questo trattamento è più adeguato sono:
-problemi d’ insonnia;
-disfunzioni del metabolismo, problemi di fegato e digestione, malattie reumatiche e gotta, che vengono influenzati positivamente dagli effetti disintossicanti della terapia;
-dolori, in particolare della schiena;
-postumi di colpi apoplettici, che in genere migliorano;
-disturbi di circolazione, in particolare quando si tratta di problemi dei piccoli capillari periferici;
-difficoltà nella cicatrizzazione di ferite.

3) Laser di lieve intensità e terapia biofotonica
A) Cos’e la “terapia laser di lieve intensità”? (TLLI; alcuni usano però denominazioni ed abbreviazioni leggermente diverse, come “soft-laser” o altre).
Il termine “soft laser” è stato in origine usato per differenziare questo laser da quello, chirurgico, di elevata intensità; altri termini usati sono qualli di laser biostimolante, bioregolante o fotobiostimolante. Per quanto sia di lieve intensità, il laser usato si differenzia dalle fonti luminose (LED) anch’esse usate in alcune forme di terapie. La luce del laser ha infatti alcune caratteristiche che la luce normale non ha. L’efficacia terapeutica di questo tipo di laser è stata esplorata scientificamente in oltre un centinaio di studi in doppio cieco, sui quali sono stati pubblicati oltre 2500 articoli. Anche se alcuni sostengono che il laser di lieve intensità può avere un effetto stimolante anche sui piccoli tumori che uno magari non sa di avere, gli studi effettuati (in questo caso sui topi poiché non sarebbe stato etico fare questo tipo di studi sulle persone), hanno dimostrato che il laser di lieve intensità, invece di stimolare e far crescere i piccoli tumori, li faceva sparire, ma la sparizione non si verificava se i tumori superavano una certa grandezza; se ne è dedotto che l’effetto di scomparsa di tumori, purché piccoli, più che ad un effetto di distruzione del tumore esplicato dal raggio laser, sia dovuto ad una stimolazione del sistema immunitario che a sua volta distrugge le cellule tumorali. Lo stesso vale anche per i batteri e virus che, come si è visto in questi esperimenti, sono distrutti non dal laser stesso ma dalla rivitalizzazione del sistema immunitario da questo provocata.
Il nostro corpo è formato da miliardi di cellule. Ciascuno di questi piccoli corpi viventi (le cellule) ha bisogno di energia; le disfunzioni dei vari organi sono causati da disfunzioni nelle diverse cellule, a loro volta causati dalla mancanza di energia. La luce del laser di lieve intensità agisce donando alle cellule l’energia supplementare (adenosintrifosfato) di cui hanno bisogno per funzionare.
La terapia con il laser di lieve intensità è quindi usata per tantissime patologie per il suo effetto di rivitalizzazione, stimolazione del sistema immunitario, cicatrizzazione delle ferite ed attenuazione dei dolori.
In particolare, è impiegata per la cura del tinnito e per problemi dell’udito e malattie dell’orecchio interno; per questi scopi è stata usata in Germania dalla fine degli anni ’80 (ad es. dal Dott. Uwe Witt, di Amburgo) e in alcuni altri paesi (Francia, Scandinavia, Ungheria, Stati Uniti d’America, Russia ecc.).
In Svizzera, dal 1991, circa 800 pazienti con problemi dell’orecchio interno sono stati curati dal Dr. L.Wilden con la TLLI. I risultati della terapia sono stati documentati ed analizzati. Anche nel mio studio, in base a questo modello, impiego il laser di lieve intensità buoni risultati contro questo disturbo (il tinnito) di per sé non grave, ma che può essere molto fastidioso ed indicativo di problemi più seri.
Anche i problemi di equilibrio (una volta escluse altre cause più gravi) sono non raramente causati da problemi dell’orecchio, che rispondono alla TLLI, come pure rispondono i problemi di perdita dell’udito, purché non vi sia una sordità completa. Il sito più completo su questa terapia è www.laser.nu
B) La terapia biofotonica usa invece la luce per attivare la chemiluminescenza delle cellule ed è emersa dalla intensa sperimentazione e studio sull’interazione della luce con i tessuti viventi; ha una storia vecchia di 80 anni, alcune controindicazioni ed una grande serie di indicazioni; oltre 400 articoli ed una dozzina di libri sono stati scritti sull’argomento. E’ stata sviluppata soprattutto in Russia e nell’ ex Repubblica Democratica Tedesca, dove migliaia di medici l’hanno usata e la usano. E’ da alcuni chiamata UVB (irradiazione del sangue con raggi ultravioletti). In America nel 1923 lo scienziato di Seattle Emmet Knott aveva per primo cercato di utilizzare il noto potere battericida dei raggi ultravioletti per trattare le malattie infettive del sangue; nel 1940 molti medici usavano l’apparecchio disegnato da Knott per trattare polmoniti, infezioni batteriche e virali, polmonite, ferite infiammate, epatiti ed altri problemi. In Europa, il medico ceco Karel Havlicek ed altri usavano modalità diverse (estraendo una piccola quantità -10 ml- di sangue, che veniva poi esposta ai raggi ultravioletti e reiniettata con una iniezione intramuscolare).
A seguito del grande sviluppo, dopo il 1950, degli antibiotici, vaccinazioni e corticosteroidi, solo pochi medici continuarono, soprattutto in Russia e Germania, ad usare e a sviluppare la terapia biofotonica. Ora tuttavia, il diffondersi di ceppi di batteri resistenti agli antibiotici, le preoccupazioni quanto agli effetti collaterali di numerose medicine e la mancanza di preparati efficaci contro molte malattie croniche, ha portato un numero di medici (tra i quali anch’io!) ancora piccolo ma in rapida crescita, ad usare le possibilità offerte da questo tipo di terapia.
Le indicazioni principali sono soprattutto quelle riguardanti il trattamento di malattie infettive batteriche (in particolare quelle che non rispondono agli antibiotici) e virali (compreso l’AIDS e stati di immunopositività, nonché le epatiti virali)
Inoltre la terapia biofotonica è usata per: l’inattivazione di veleni e tossine, l’aumento del contenuto in ossigeno del sangue e del rilascio dell’ossigeno ai tessuti, l’attivazione degli ormoni steroidei, la vasodilatazione e stimolazione della fibrinolisi e diminuzione della densità del sangue e quindi per i problemi di microcircolazione, il diabete e la retinopatia diabetica, vitiligo, psoriasi ed asma.
Le controindicazioni sono: porfiria e xenoderma, fotoallergia, anemia emolitica, emofilia, ulcera dello stomaco in fase di sanguinamento, tubercolosi ed infarto in fase attiva, aritmie cardiache.

L’IPERTERMIA INDIBA (TECARTERAPIA)

A quanto aveva osservato già  Ippocrate, “ciò che non guarisce con le medicine  guarisce con la chirurgia; ciò che non guarisce con la chirurgia guarisce con la febbre, e ciò che non guarisce nemmeno con la febbre è probabilmente inguaribile.

La febbre  è una reazione di difesa dell’organismo, e l’ipertermia , con la quale si cerca di indurre una febbre artificiale, è usata in molte cliniche anche contro il cancro, poiché è noto che le cellule tumorali sono uccise dall’alta temperatura prima di quelle sane, anche se esiste uno scarto molto lieve tra la temperatura necessaria per uccidere le cellule tumorali e quella che danneggia anche le cellule sane. In genere, nei trattamenti di ipertermia, il calore viene apportato, con varie fonti, dall’esterno del corpo verso l’interno, e ciò provoca vari inconvenienti, mentre nella ipertermia Indiba, scoperta molti anni fa dall’ingegnere catalano Calvet, attraverso un particolare apparecchio elettronico, l’aumento di temperatura viene prodotto dall’interno del corpo verso l’esterno, come avviene nella febbre naturale, con il vantaggio, rispetto a quest’ultima, di poter regolare esattamente la temperatura e di poter agire selettivamente solo su certe zone del corpo. Si tratta di un apparecchio che emette un segnale di 0,5 megahertz, che raggiunge in profondità la zona interessata ed innesca dall’interno dell’organismo una reazione che riduce il dolore e l’infiammazione, accelera la riparazione e migliora la circolazione, disintossicazione ed ossigenazione. L’ipertermia è da alcuni anni applicata anche in Italia, dove è chiamata “Tecarterpia”,  (“trasferimento energetico capacitivo e resistivo”) ed è utilizzata soprattutto nella medicina sportiva  (per  traumi, dolori ed infiammazioni) e nell’estetica (contro la cellulite e per il rassodamento del corpo e del viso) mentre in Spagna, dove la terapia è stata scoperta, (ed anche nel mio studio) è utilizzata anche per :
-artrosi, artrite ed arteriosclerosi;
-asma (centro medico Fabra y Puig di Barcellona)
-cicatrizzazione di ferite recenti, acne e psoriasi
-traumi, distorsioni, dolori lombari e reumatici, sciatalgie, edema, ernia iatale, emorroidi, infiammazioni ed ematomi;
-problemi di polmoni, prostata, fegato ed insufficienza renale;
-malattie degli occhi (in particolare dall’oculista catalano Ballester)
-terapia di supporto in caso di tumori;
-è infine usato anche in numerosi saloni di bellezza (il che purtroppo rende difficile per alcuni credere nell’efficacia per malattie anche gravi) per gli ottimi risultati che  si conseguono anche nei trattamenti estetici (rassodamento, cellulite, alopecia, acne ecc.)
Resta da aggiungere che il trattamento è di sicura innocuità ed è controindicato solo in casi di portatori di pacemaker e protesi di metallo, ed in gravidanza.

TERAPIA CELLULARE

Il  fondatore della moderna terapia a base di cellule animali fresche, il Prof. Niehans, iniziò questa terapia nel 1931,  e trattò personalità famose come Churchill, Adenauer, Picasso ed altri. I pericoli attuali (mucca pazza e vari retrovirus nelle cellule animali) mi hanno finora indotto a rinunciare a questo tipo di terapia; (per chi desideri effettuarla posso però consigliare gli indirizzi  migliori, in Germania).
In genere preferisco invece ad una terapia di altro tipo, basata su preparati tedeschi a base di acidi ribonucleici sottoposti ad una procedura particolare.
In molte malattie croniche si riscontra una diminuzione di acidi ribonucleici nei tessuti ammalati e la quantità di questi acidi inizia comunque a diminuire   già all’età di 40 anni. Gli acidi  ribonucleici sono essenziali per una sana funzione cellulare, e questa a sua volta è indispensabile per la rigenerazione delle cellule. In particolare i tessuti danneggiati ed ammalati non possono rigenerarsi se non è presente una quantità sufficiente di acidi ribonucleici e la malattia rischia quindi di divenire cronica e degenerare.
Con la terapia a base di iniezioni intramuscolari contenenti  vari tipi di acido ribonucleico (diversi a seconda degli organi colpiti) si vuole intervenire alla radice dei problemi. Purché i preparati siano scelti bene non vi sono praticamente controindicazioni o effetti secondari (a parte rari casi di allergia). L’ indicazionie ufficiale di questi preparati, usati in Germania da 50 anni, è:  “per il trattamento di supporto delle malattie croniche e degenerative, in cui la sintesi delle proteine e le funzioni ormonali sono compromesse.” Numerosi studi scientifici hanno confermato l’effetto  degli acidi ribonucleici sulla biosintesi delle proteine e su altri processi metabolici nel campo del sistema immunitario ed ormonale, e per la formazione da parte dell’organismo dei propri acidi ribonucleici.
Con l’apporto degli acidi ribonucleici mancanti ad un organismo, si riesce a volte a dare l’impulso decisivo per rimettere in moto la capacità di rigenerazione nelle cellule.

TRATTAMENTI MECCANICI

In alcuni casi in cui, nonostante tutti gli sforzi e l’impiego dei vari sistemi terapeutici indicati nelle pagine precedenti, non si riesce a conseguire un miglioramento, è possibile che si sia in presenza di un problema di natura meccanica. In questi casi, uno spostamento anche piccolissimo (sublussazione, come dicono i chiropratici) di una vertebra, verificatosi in un incidente, caduta o movimento brusco di cui magari non ci si ricorda nemmeno, può compromettere il buon funzionamento dell’organismo, poiché è noto che dalla colonna vertebrale si dipartono i nervi che vanno verso i vari organi ed una vertebra spostata dalla sua posizione ottimale preme su questi nervi e danneggia gli organi ad essi collegati. In altri casi, spostamenti di ossa e problemi di muscoli possono anche provocare  una cattiva circolazione o varie  altre disfunzioni. In questi casi   mi guardo bene dal provare a fare io stessa delle manipolazioni (per imparare ad effettuare delle buone manipolazioni osteopatiche occorre uno studio lungo quasi quanto quello medico) e consiglio piuttosto una visita da un bravo osteopata-chiropratico.
Vi è tuttavia una manovra osteopatica che effettuo anch’io perché, oltre ad essere  molto semplice da attuare ed imparare, è diretta a correggere un problema diffusissimo, quello della presenza di un’ernia iatale, di cui tantissime persone soffrono senza nemmeno saperlo.
Come accertato dall’osteopata americano Theodore A. Baroody, che ha riassunto i suoi studi in un libro interessantissimo dal titolo “Hiatal hernia syndrome: insidious link to major illness” (“La sindrome dell’ernia iatale: collegamento insidioso ad una condizione di grave malattia”).
Questo problema, diffusissimo tra anziani e giovani  (nei bambini è spesso presente fin dalla nascita a causa di traumi meccanici durante il parto) è ignorato e non diagnosticato dai medici. Questa ernia, quando è presente, interferendo sul buon funzionamento del nervo vago, fondamentale per la salute, compromette il buon funzionamento praticamente di tutto l’organismo.
Alcuni dei sintomi che ne denotano la presenza sono, oltre ai noti bruciori di stomaco, i seguenti: aria nello stomaco e cattiva digestione, singhiozzo, problemi di respirazione, mal di testa, aumento della pressione del sangue, vertigini, insonnia e ansietà, iperattività nei bambini, obesità ed altri.
Con una manovra semplice (che viene insegnata ai pazienti perché  va poi ripetuta a casa) è possibile spesso rimediare all’ernia, senza necessità di operazioni.