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Patologie. Allergia

L’ATTENZIONE CONCENTRATA SULLA PERSONA
Si tratta di un problema che, anche in relazione al deterioramento dell’ambiente ed ai problemi di inquinamento, sta assumendo proporzioni epidemiche. Che fare? Raccomando, prima di tutto, di controllare ille proprie abitudini respiratorie, in base alle scoperte sulle quali e’ fondato il metodo Buteyko. Indico qui inoltre alcune possibili altre misure, da applicare IN AGGIUNTA (non in sostituzione!) al metodo Buteyko.
Tralascio le raccomandazioni della medicina ufficiale, (antistaminici ecc.) non perché queste medicine siano sempre da evitare; in alcuni casi non se ne può temporaneamente fare a meno e comunque ribadisco la raccomandazione di non far nulla senza prima sentire il proprio medico, ma perché sono già abbastanza note agli allergici da molte altre fonti. E’ innanzitutto spesso i difficile identificare quali siano tutte le sostanze alle quali si reagisce in modo allergico, e quindi non è facile evitarle o effettuare il consueto programma di desensibilizzazione contro tutte queste sostanze. Mi sembrano pertanto interessanti due altri approcci basati su diversi principi ed approfonditi soprattutto in Germania. Il primo consiste nel prelevare un po’ di sangue e nel reiniettarlo, dopo un trattamento speciale, partendo da un dosaggio minimo, al paziente, che viene cosi abituato a tollerare esattamente tutte le sostanze alle quali è allergico, rispecchiate nel sangue trattato.
L’altro approccio, che ho visto dare risultati altrettanto soddisfacenti, è invece basato su un altro ragionamento: si parte dall’idea che una mucosa perfettamente integra (del naso, vie respiratorie ed anche intestinale, poiché ci sono varie interazioni e sinergie tra le allergie alimentari e quelle riguardanti sostanze contenute nell’aria) dovrebbe trattenere e non lasciar passare nel sangue le sostanze allergizzanti; accade invece che, a causa di un’eccessiva permeabilità, la mucosa lasci passare nel sangue queste sostanze, sia quelle nocive contenute nell’aria, che alcune delle sostanze alimentari prima che siano completamente digerite. Anziché cercare di identificare le sostanze che scatenano la reazione allergica, per eliminarle o abituare l’organismo a tollerarle, sarebbe forse preferibile cercare di restituire alla mucosa la sua integrità, in modo che questa trattenga tutte le sostanze che non dovrebbe lasciare passare nel sangue; alcune, se passano nel sangue, sono meno tollerate delle altre e scatenano forti reazioni allergiche (che aggravano la permeabilità della mucosa dando luogo ad un circolo vizioso) ma tutte quante dovrebbero in realtà essere bloccate da una mucosa sana. Come fare per restituire alle mucose la loro integrità? Ricorro in genere a due approcci: uno è basato su un piccolo apparecchio che penetra all’interno del naso, rilasciando una luce di una particolare lunghezza d’onda. Per le mucose situate più all’interno dell’organismo (nell’intestino e in altre parti del corpo che non è possibile raggiungere con il raggio di luce) vi sono per fortuna alcuni preparati (anche questi tedeschi) a base di sostanze naturali, che riescono in genere a ripristinare le funzioni della mucosa. E’ tuttavia necessario un po’di tempo per ottenere questa rigenerazione.
Nel frattempo ci sono per fortuna, per mitigare gli attacchi d’allergia, anche a delle sostanze naturali che hanno un effetto antistaminico, come ad esempio la rutina (contenuta in numerosi integratori) e l’olio di semi di cumino nero (nigella sativa). Molto utile `e inoltre anche un approccio omotossicologico che, variando da persona a persona, richiede una consulenza individuale con un medico esperto in questa forma terapica.
COMBATTERE l’ISTAMINA CON l’ISTAMINA?
Le allergie sono spesso combattute con gli antistaminici. Eppure delle fondate ricerche dimostrano che proprio l’istamina stessa , iniettata in dosi minuscole, (ma non omeopatiche) potrebbe essere efficace contro un’eccessiva produzione d’istamina da parte dell’organismo. La cura a base d’istamina era diffusa fino ad alcuni decenni fa ed è ora caduta in desuetudine, ma alcuni medici-ricercatori hanno recentemente iniziato ad approfondirne le fondamenta e a riapplicarla. Vorrei quindi ora parlare del ruolo dell’istamina nelle allergie, segnalando un libro, a mio avviso di importanza fondamentale (peccato che non sia stato ancora tradotto in italiano!) scritto dal medico russo (emigrato in Canada) Felix Ravikovich, dal titolo “The Plot against Asthma and Allergy Patients” (il complotto contro chi soffre di asma ed allergia).
Ravikovich ha curato con successo nell’ultimo decennio oltre 2000 persone che soffrivano di asma ed allergie, attirandosi con questi successi invidie e persecuzioni da parte di colleghi. Ravikovich basa tutto il suo lavoro sull’importanza fondamentale dell’ISTAMINA, sostanza che è vista attualmente (ma non è stato sempre così) quasi sempre solo come dannosa e da combattere. Ravikovich invece, riallacciandosi ai lavori, risalenti alla metà del 1900, del dr. Bayard Horton, del dr. Hinton Jonez ed altri, approfondisce l’importanza fondamentale di questa sostanza per la salute. Il dr. Horton, che ha pubblicato oltre mille articoli sull’argomento, e molti altri medici, curavano con l’istamina, non solo asma ed allergie ma anche disturbi di circolazione, cefalee (vi è un tipo di cefalea, la “cefalea di Horton”, che ha preso il nome proprio da questo medico), sclerosi multipla, artrite ed altro. In uno dei suoi articoli Horton scrive che l’istamina “può far camminare i paralitici, udire i sordi, vedere i ciechi. Lo so. L’ho visto accadere. Nella mia esperienza sono accaduti più miracoli con l’istamina che con tutte le altre procedure terapeutiche messe insieme”.
Indubbiamente, quando l’istamina è in eccesso procura dei problemi, ma ha anche un ruolo essenziale per la salute e deve essere presente nell’organismo in quantità sufficiente. La medicina moderna, osserva Ravikovich, prende in considerazione solo l’eccesso d’ istamina, che combatte in genere con gli antistaminici (pur necessari in caso d’emergenza), che sono tra i medicinali più venduti al mondo. Indubbiamente, osserva Ravikovich, spesso vi è nell’organismo un eccesso d’ istamina, da contrastare; ma in che modo? Ravikovich fa la seguente domanda: se foste in una stanza senza finestre, in cui l’unica fonte di luce viene da una lampada, e se l’interruttore che consente di diminuire l’intensità della luce o di spegnerla smettesse di funzionare, cosa fareste per avere un po’ di buio e poter dormire? Stacchereste e rompereste la lampadina, rischiando così di restare sempre al buio anche di giorno? Ovviamente no; cerchereste piuttosto di aggiustare l’interruttore che si è rotto. L’approccio medico-farmaceutico corrente è invece analogo a quello di chi svita o rompe la lampadina anziché riparare l’interruttore che consentirebbe di spegnere o attenuare la luce, poiché prescrive gli antistaminici, i quali agiscono contro i recettori H1 (che rilasciano l’istamina) invece di cercare piuttosto di riparare e potenziare il lavoro dei recettori H2 ed H3, che hanno il compito di moderare e regolare l’emissione di istamina.
Come fare però per potenziare l’attività dei recettori H2 ed H3 che dovrebbero moderare il rilascio d’ istamina? La risposta di Ravikovich e di molti prima di lui è la seguente: apportando all’organismo dall’esterno, con iniezioni, delle piccolissime quantità d’istamina!
Questo approccio può lasciare sorpresi. E’bene chiarire subito che non si tratta di un approccio omeopatico (le quantità d’ istamina da impiegare, pur piccolissime, sono superiori alle dosi omeopatiche); si tratta piuttosto, osserva Ravikovich, di “combattere il fuoco con il fuoco”, e di risvegliare, con l’apporto dall’esterno di piccole quantità di istamina, la sensibilità dei recettori H2 ed H3. Ravikovich stesso osserva che non si tratta di un approccio nuovo, da lui scoperto, ma di un trattamento che era usato, con ottimi risultati e senza problemi, su asmatici ed allergici, finché il mercato non è stato invaso dalla produzione di antistaminici. Ravikovich pubblica, nel suo libro, i numerosissimi riferimenti scientifici a tale proposito. Le ricerche che ho fatto sull’argomento mi hanno in effetti indotta a rivalutare fortemente il ruolo essenziale dell’istamina per la salute. Tra l’altro proprio in Canada, già molto prima della pubblicazione del libro di Ravikovich, un’infermiera che soffriva di sclerosi multipla, partendo dai lavori di Horton e Jonez, ha escogitato dei cerotti per il rilascio transdermale d’ istamina (che non può essere assunta per via orale), ottenendo notevoli successi, sia su se stessa che su molti altri ammalati di sclerosi multipla; in Canada ed in altri paesi di lingua inglese questi cerotti sono piuttosto diffusi, a quanto pare con buoni risultati (ma sull’argomento non sono stati ancora effettuati studi clinici attendibili).
Altre forme d’impiego dell’ istamina a fini terapeutici si trovano ancora oggi nell’apiterapia (in cui il veleno d’api, ricco di istamina, è iniettato contro vari acciacchi), nella somministrazione di medicinali a base di istidina (l’aminoacido precursore dell’istamina) contro la sindrome di Meniere ed altri disturbi di circolazione. Derivati istaminici sono inoltre presenti in quantità nei medicinali (diffusi per la cura di disturbi neurologici) derivati dall’ergot (un fungo che cresce sui cereali) segale) .
In conclusione, potrebbe essere interessante, in numerosi casi, effettuare un esame diretto ad accertare nei pazienti l’eccesso (istadelia) o la carenza (istapenia) di istamina, e quando risulta presente un eccesso di istamina non è detto che la cura più efficace sia a base di antistaminici. In numerosi casi, come ho constatato, potrebbe essere utile tornare alla “vecchia” cura, ripresa da Ravikovich ed altri, consistente nell’iniezione di minuscole quantità d’istamina.
Pubblicazioni e studi.
il maggior numero di studi e articoli sull’argomento risale agli anni 1950-1990 perché in seguito la cura delle allergie con iniezioni d’istamina è caduta in desuetudine, dato l’avanzare di nuovi preparati farmaceutici che non sembrano peraltro aver risolto in problema in modo più efficace della “vecchia” cura a base d’istamina. Negli ultimi anni vi è stata tuttavia una forte ripresa di interesse sull’argomento .
Ravikovich cita in particolare i lavori del Swiss Institute of Allergy and Asthma Research (SIAF), Davos,e l’articolo
“Histamine in the immune regulation of allergic inflammation.”
Akdis CA, Blaser K.
J Allergy Clin Immunol. 2003 Jul;112(1):15-22.
Alcuni importanti studi di più antica data:
-Liechtenstein L. et al. Inhibition of Histamine release controlled by H2 receptor Nature 1973;195:683-5
-Kukita J. A double blind study of histaglobin on allergic dermatitis (in giapponese)
Nishinippohifuka 1980; 42:470-7
-M. Ayoub The anti-allergic drug histaglobin inhibits NF-?B nuclear translocation and down-regulates proinflammatory cytokines. International Journal of Immunopharmacology, Volume 22, Issue 10, Pages 755-763
-Goldblast D. True believer Bayard Horton. Seminars in Neurology 1988;8:339-42
-Girard J-P A double lind study of triplex histabglobin in the treatment of rgrass pollinosis. Praxis 1989; 78:62-5
Un articolo di Ravikovich:
Ravikovich F. Histamine therapy in allergy. Allergologie 1989;September:108-9 XIV Congress of the European Academy of Allergology and Clinical Immunology
Int Immunopharmacol. 2003 Apr;3(4):523-39.
Se nel sito di ricerca di pubblicazioni mediche-scientifiche www.pubmed.gov si inseriscono I termini di ricerca “histaglobin therapy” (l’istaglobina è il preparato in genere usato per le cure a base di istamina) si trovano oltre 50 studi, per la maggior parte risalenti a diversi anni fa, alcuni dei quali particolarmente interessanti, come:
-Modulation of the Th1/Th2 bias by an immunoglobulin histamine complex in the ovalbumin allergy mouse model.
Ayoub M, Lallouette P, Sütterlin BW, Bessler WG, Huber M, Mittenbühler K.
Institut für Molekulare Medizin und Zellforschung, AG Tumorimmunologie/Vakzine, Universitätsklinikum Freiburg, Stefan-Meier-Str 8, D-79104 Freiburg, Germany.
in cui si conclude che “I nostri dati, che indicano una modulazione dell’equilibrio Th1/Th2 a favore di Th1, corrispondono con la ben nota attività antiallergica dell’istaglobina, osservata nei pazienti.
Oppure
Ter Arkh. 1999;71(3):57-62.
[Therapeutic effectiveness of histaglobin preparations in patients with allergic rhinitis and chronic urticaria]
[Article in Russian]
Gushchin IS, Luss LV, Il’ina NI, Larina ON, Pakhomova LA.
In cui si conclude che la “histaglobin ed histaglobin triplex sono risultati efficaci in casi di rinite allergica continua e di orticaria cronica ricorrente in cui i trattamenti consueti non avevano avuto successo”.
MEDICINA ANTI-INVECCHIAMENTO (anti aging)
Nonostante l‘ invecchiamento della popolazione italiana, non esiste ancora in Italia una specializzazione medica dedicata alla medicina anti-invecchiamento, anche se vi sono numerose associazioni che offrono dei corsi ed organizzano convegni sull’argomento. Esiste, è vero, la specializzazione in geriatria, che però è ben altra cosa, perché il suo scopo consiste nel trattare le malattie tipiche della vecchiaia una volta che si siano manifestate, ma non nel prevenirne l‘insorgere, e nel cercare di conservare a lungo l‘energia fisica e mentale propria della gioventù; ed è appunto questo lo scopo della medicina anti-invecchiamento, ramo importante della medicina preventiva .
Numerosi medici direbbero che non esiste una specializzazione medica “antiaging“ appunto perché non sono stati finora scoperti e scientificamente provati in modo sicuro degli strumenti “antiaging” , in grado di prevenire i malanni della vecchiaia e tanto meno di conservare la giovinezza più a lungo di quanto non “occhi in sorte“ in base al patrimonio genetico ed alle vicissitudini di ognuno.
Si tratterebbe tuttavia di affermazioni non del tutto fondate, poiché se è vero che in questo campo, data appunto la scarsità di informazioni e personale medico qualificato, fiorisce la ciarlataneria , è da un‘altra parte anche vero che vi sono ormai non poche tecniche diagnostiche e rimedi la cui efficacia sembra scientificamente assodata, nonostante la difficoltà di provare questi strumenti con i metodi classici di sperimentazione sull’uomo in doppio cieco ;(sarebbero necessari dei decenni, durante i quali sarebbe quasi impossibile escludere l’interferenza di altri fattori, per vedere se un rimedio sia veramnet in grado di prolungare la vita. Si effettuano quindi in genere delle sperimentazioni su animali dalla vita breve) . Chi pertanto abbia già raggiunto i 60 anni e non possa aspettare 20 anni per aspettare l’esito delle sperimentazioni sull’uomo potrebbe in realtà iniziare subito, anche in assenza di riscontri positivi al 100% sull’uomo, ad assumere determinate sostanze per le quali, se non le prove, sussistano gli indizi di un effetto positivo, purché ovviamente sia sicura al 100% la mancanza di effetti negativi.
La medicina anti invecchiamento è in realtà uno dei campi prioritari ai quali dovrebbe essere indirizzata la ricerca medica poiché, anche da un punto di vista utilitaristico, l’individuazione di mezzi antiaging efficaci farebbe diminuire l‘enorme peso finanziario derivante dalle malattie degli anziani, ed il progresso verso una società più umana trarrebbe un vantaggio enorme dalla presenza di un gran numero di persone anziane che all‘esperienza, profondità e saggezza derivanti dall‘aver vissuto a lungo e superato mille difficoltà, (e la comprensione per il dolore altrui viene in gran parte dall‘esperienza del proprio dolore) uniscano una lucidità mentale ed un vigore non inferiori a quelli di una persona nel fiore degli anni.
Attualmente invece, il panorama dell‘anti-aging è in gran parte dominio del “fai da te“, e questo vale per il pubblico (che, frastornato e disorientato dai mille messaggi pubblicitari e notizie via internet, che promettono miracoli, non riesce a distinguere le strategie serie da quelle poco serie, inefficaci o pericolose) ma anche per i medici, che nello scarso tempo libero di cui dispongono trovano difficoltà ad aggiornarsi e formarsi seriamente in questo campo.
Sotto tale aspetto la situazione è un po‘ migliore in altri paesi europei; ed infatti quello che so in questo campo l‘ho appreso partecipando a vari congressi e seminari all‘estero (della European Society for Anti Aging Medicine- ESAAM a Londra e della German Society for Anti Aging Medicine).
Trovo inoltre importanti i rapporti della medicina anti-aging con quella nutrizionale e con la terapia chelante; ho pertanto approfondito questi settori conseguendo la specializzazione tedesca in medicina della nutrizione e il diploma dell’Accademia tedesca della terapia chelante.
Quanto alla nutrizione, basta pensare che il modo in cui si invecchia dipende in gran parte da come si mangia ed è difficile trovare un metodo in grado di contrastare il danno arrecato da decenni di nutrizione inadeguata, e che l’unica strategia anti-invecchiamento scientificamente provata al di là di ogni dubbio consiste appunto nella restrizione calorica.
Quanto alla terapia chelante, appare evidente il beneficio che può arrecare il liberare l’organismo dal peso dei metalli tossici accumulati per decenni (e il ruolo dell’alluminio in molti casi d’Alzheimer appare assodato). Un ruolo essenziale può inoltre essere svolto dai progressi nel campo dei polimorfismi genetici, che permettono di individuare delle strategie “tagliate su misura”, tramite un test genetico di semplice attuazione. (Ved. sull’argomento il mio intervento sulla nuova scienza della “nutrigenomica“)
Ancora più importante dell’alimentazione mi sembra poi la tematica relativa al modo di respirare, poiché un danno prodotto da una respirazione inadeguata continua 24 ore su 24 anche mentre si dorme, e lo stress e i fattori nocivi ai quali si deve far fronte nel mondo attuale non consentono di confidare, con un ottimismo questo caso eccessivo, sul fatto che il riflesso respiratorio automatico rimanga ciò nonostante ottimale, senza necessità di rieducazione. Consiglio di vedere sull’argomento il sito dell’Associazione Buteyko-Italia, I danni prodotti da decenni di respirazione sfasata sono difficili da riparare in vecchiaia con altri rimedi, per quanto efficaci. Mi sembra inoltre interessante l’antico detto, frutto dell’ esperienza atavica sia indiana che cinese, in base alla quale “all’uomo, alla nascità, è assegnato un certo numero di respiri, e più in fretta li effettua, più breve è la durata della vita”. Sembra un’ affermazione fatalistica ma in realtà è un argomento che merita maggiore attenzione da parte medica anche perche’ si e’ in effetti accertato che, senza eccezioni, la durata media della vita degli animali e’ inversamente proporzionale al numero di respiri al minuto: la tartaruga, che respira 2-3 volte al minuto, vive molto a lungo ed un cagnolino, che respira rapidamente, vive una decina d’anni. La tematica del respiro e’ esaminata a fondo nel mio libro “Attacco all’Asma.. e non solo”